Oggi Milano cos’è per lei?

Milano è la mia vita. È la città dove sono nato 58 anni fa, dove ho studiato, lavorato, amato, cresciuto i miei figli. Non ho mai voluto vivere altrove, perché qui mi sono sempre sentito a casa. Ma oggi Milano non è più quella che conoscevo. È diventata una città che ti respinge invece di accoglierti, che perde sicurezza, decoro, legalità e perfino la capacità di guardarti negli occhi. Ecco perché, come tanti milanesi, sento che è arrivato il momento di riprendercela. Non per nostalgia, ma per amore.
Una cosa che le piace e una che detesta della città.


Amo la Milano concreta, laboriosa e che sa creare opportunità dove gli altri vedono problemi. È sempre stata il motore innovativo e culturale del Paese, la città che anticipava il futuro.


Quello che detesto è vedere quanto sia stata tradita questa identità. Milano è stata trasformata in una città per pochi privilegiati, dove l’interesse generale viene sacrificato per quello di pochi. Cresce il lusso, ma diminuisce la qualità della vita. Crescono gli investimenti, ma diminuiscono i cittadini. Una città dove l’umanità è assente.
Ieri sera il cameriere di un ristorante mi ha detto: “da qualche anno Milano è in declino su tutti i fronti” È una frase che pesa. Perché è vera.

Dopo tanti anni di lavoro a Milano, si aspettava un atteggiamento diverso da parte del Comune?  Si è perso il contatto con i milanesi?


Sì, mi aspettavo innanzitutto rispetto. Non verso di me, ma verso ciò che rappresento. Da vent’anni, con Leonardo3, realizziamo qualcosa di davvero unico, e ancora più unico è il luogo che abbiamo creato: il Museo Leonardo3. Un museo visitato da oltre due milioni di persone, un centro di ricerca e conoscenza che non costa al Comune neppure un euro di denaro pubblico. Un’eccellenza che il mondo ci riconosce, perché siamo noi stessi a produrre ogni contenuto, ogni ricostruzione, ogni esperienza scientifica.

Il luogo è fondamentale: sia per il suo valore simbolico legato al monumento a Leonardo in Piazza della Scala, sia perché il flusso turistico ci permette di sostenere l’attività senza ricorrere a finanziamenti pubblici.

Eppure, se dopo dieci anni di patrocini comunali puoi decidere di distruggere un museo perché ostacola gli interessi di qualcuno, ignorando completamente l’interesse pubblico, significa che domani puoi farlo con chiunque. Noi siamo il sintomo di una Giunta che ha perso il contatto con la Milano reale: con le famiglie che non trovano una casa accessibile, con i commercianti che faticano a sopravvivere, con chi ha paura a rientrare a casa la sera, con chi si sente lasciato solo davanti ai problemi.

Questa distanza non si colma con gli slogan. Si colma ascoltando. E questo non è stato fatto, non solo con noi, ma con tutta la città.

Come valuta l’operato della giunta Sala?


La giunta Sala ha scelto una strada che favorisce i poteri forti e penalizza i cittadini. L’urbanistica, la gestione dei quartieri, le decisioni su San Siro: tutto racconta una città disegnata dall’alto, non vissuta dal basso.
Ha preferito i grattacieli agli asili, i maxi-progetti alle periferie, le conferenze stampa ai problemi reali.È una gestione che ha indebolito la città e ha messo in ginocchio la sua identità.


Milano non è una vetrina: è una città ferita. E va ricostruita dalle fondamenta. Non serve un sindaco-promoter. Serve un sindaco che difenda il diritto di ogni milanese a vivere in una città sicura, pulita, accessibile e trasparente e che cresce grazie a innovazione e ricerca. Non serve mettere nelle tasche di pochi 7 miliardi per 14 giorni di Olimpiadi. Ma investire sulla vita dei cittadini, che non si misura certo su una pista da bob. Questo, purtroppo, è mancato. Milano non può essere una vetrina o la mecca del gin tonic. Deve tornare ad essere una casa, oltre che luogo di idee e innovazione.
Si parla di un suo impegno diretto alle prossime elezioni comunali. 

Come risponde? E se diventasse sindaco, qual è la prima decisione che prenderebbe?


Ho dato vita a una lista civica, Milano Libera (www.milanolibera.eu), perché sento una responsabilità. Quando vedi la tua città scivolare verso il baratro, devi decidere se andartene, guardare o agire. Io scelgo di agire. A gennaio faremo una conferenza stampa per spiegare il progetto. 
La mia prima decisione? Ripristinare l’ascolto del cittadino e l’interesse pubblico come bussola di tutto: urbanistica, sicurezza, casa, mobilità. Significa fermare le speculazioni, rivedere i progetti opachi, riportare trasparenza e legalità. Milano deve tornare accessibile a chi la vive, non solo a chi può permettersela. E poi deve innovare…

Se avesse Sala davanti, in questo momento, cosa gli direbbe?


Gli direi che lo capisco. Capisco che, avendo sempre lavorato al servizio dei grandi poteri — da Pirelli a Telecom, da direttore generale del Comune con la Moratti fino a Expo — sia naturale per lui rispondere prima agli interessi forti. Lo ha fatto su San Siro, lo ha fatto sull’urbanistica.
Ma aggiungerei una cosa: Milano non appartiene ai poteri forti. Appartiene ai milanesi. E oggi i milanesi stanno alzando la testa. Stanno dicendo basta. Perché questa città merita altro. E noi ce la riprenderemo, insieme. Con rispetto, con coraggio e con una visione completamente nuova.