Gentilissimo Onorevole, nel corso della sua carriera é stato giornalista, blogger, politico, volto televisivo. Quale esperienza le è piaciuta di più e quale non rifarebbe?
Io nasco giornalista e divento scrittore, questo è il mio mestiere ed è il leitmotiv della mia vita. L’impegno politico è un dovere civico che svolgo come cittadino e anche come cattolico, sono stato onorato di arrivare a rappresentare il popolo italiano fino al ruolo di deputato della Repubblica, credo di averlo fatto come richiede la Costituzione “con dignità e onore”. Stare in televisione, poi, mi diverte e mi ha regalato un rapporto più stretto con le persone che mi fermano per strada e mi incoraggiano. Ne ho bisogno, mi serve per continuare sempre a lottare. Poi sono molto esposto sui social e di questo francamente vorrei poter progressivamente fare a meno. cosa significa per
Lei, nella nostra società di oggi, essere “Ribelli”?
C’è un bellissimo libro, fondamentale per la mia formazione giovanile, che è stato scritto da Albert Camus che si intitola l’Uomo in rivolta ed ha un incipit molto convincente: “Che cos’è un uomo in rivolta? È un uomo che dice no. Ma se rifiuta, tuttavia non rinuncia: è anche un uomo che dice sì fin dal suo primo muoversi”. Mi ci riconosco, c’è l’eco del precetto del Vangelo che ci impone di parlare chiaramente con i sì e i no perché tutto il resto viene dal Maligno. nel contesto politico per lungo periodo é stato un esponente di centro.
Ultimamente cosa la ha spinta ad uscire dalle coalizioni tradizionali e a ricercare un percorso alternativo?
Sono stato per tutta la vita un “alternativo”. Da giovane nella Dc ero spesso all’opposizione interna, fui poi l’unico consigliere nazionale del Ppi a votare contro lo scioglimento nella Margherita, anticipai il grillismo fondando Democrazia Diretta nel 2001 che aveva come simbolo la chiocciola di Internet, nel Pd mi candidai da giovane fondatore alla segreteria nazionale contro il potentissimo Walter Veltroni e la nomenclatura proveniente dal Partito comunista. Il centro in politica è un non luogo, io ho interpretato sempre un elemento identitario forte e prevalente derivante in particolare dalla mia ispirazione cristiana che molti considerano radicale.
Come valuta l’operato del governo Meloni?
Il governo Meloni ci ha salvato dal governo delle sinistre peggiori d’Europa, ma complessivamente è stato poco coraggioso. sono di pochi giorni fa le sue dichiarazioni di un appello a Fabrizio Corona e al generale Vannacci per un partito unitario.
Cosa apprezza di più in loro?
Vannacci e Corona sono accomunati dal coraggio, hanno rotto schemi e sono carismatici, entrambi poi si scoprono “animali politici” dopo i cinquant’anni. Se impareranno la virtù di non essere troppi narcisisti, un malanno mortale in politica, potranno governare l’Italia. Io sarò lì ad aiutare la creazione di questa possibilità per il Paese, dove ognuno dovrà deporre almeno parzialmente il proprio ego ingombrante.
Quale messaggio si sente di rivolgere ai giovani?
I giovani devono ribellarsi alle sirene della mediocrità, della loro vita sempre uguale e massificata, dettata dai ritmi dei social. Devono tornare a incontrarsi, a studiare, a partecipare alla vita pubblica del Paese guardando in particolare alla politica per venirsi a prendere un ruolo da protagonisti e salvare un Paese che altrimenti affonderà.