Abbiamo intervistato in esclusiva Alfonso Restivo, artista, docente e curatore di mostre. Lo abbiamo fatto a modo nostro, senza filtri e ovviamente ribelle.
Cosa significa oggi essere Ribelle?
Oggi la vera ribellione non è urlare o distruggere, ma restare fedeli alla figurazione e alla tecnica in un mondo artistico che spesso insegue il concettuale a tutti i costi o l'astratto privo di studio. Essere ribelli significa avere il coraggio di essere "antichi" per risultare modernissimi: dedicare ore al dettaglio di un occhio o alla texture della pelle quando tutto corre veloce sui social. La mia ribellione è la pazienza.
Nella tua carriera hai rivestito principalmente tre ruoli: Ritrattista, Professore, Direttore Artistico. quale aspetto preferisci di ciascuno?
Ogni ruolo nutre l'altro, ma per motivi diversi:
Ritrattista: Apprezzo l'intimità. Quando dipingo qualcuno, entro nella sua anima. È una sfida psicologica prima che tecnica.
Professore: La restituzione. Vedere un giovane che "accende la luce" negli occhi quando capisce come gestire un'ombra è una gratificazione che il successo personale non può darti.
Direttore Artistico: La visione d'insieme. Mi permette di creare ponti, di organizzare il caos e di dare spazio al merito, cosa non sempre scontata nel sistema arte.
Hai avuto il merito di incontrare molte celebrità, hai un ricordo particolare da condividere?
Ne ho molti, ma quello che porto nel cuore è l'incontro con Nina Moric. Al di là del personaggio pubblico, ho scoperto una persona di un'umanità e di una disponibilità rara. Quando gli ho consegnato l'opera, non è stato un "procedimento formale", ma un momento di scambio vero, di battute e di apprezzamento sincero per il lavoro manuale. Mi ha colpito come i "grandissimi" siano spesso i più umili di fronte all'arte.
Non possiamo non ricordare anche l'incontro con la premier Giorgia Meloni. Come è nato il vostro incontro e come valuti il suo operato?
Ho avuto il piacere di ritrarla e ho trovato una donna di grande carattere e determinazione, indipendentemente dalle posizioni politiche. Come artista, valutato positivamente quando le istituzioni mostrano attenzione verso l'identità italiana e l'eccellenza del Made in Italy. Spero sempre che ogni governo, di qualunque colore, capisca che l'arte non è un accessorio, ma il motore economico e culturale del nostro Paese.
In conclusione, quali consigli ti senti di rivolgere ad un giovane artista?
Direi tre cose fondamentali:
Studia le basi: non cercare scorciatoie. La libertà espressiva arriva solo dopo aver dominato la tecnica.
Sii imprenditore di te stesso: non basta saper dipingere bene in soffitta. Devi saper comunicare il tuo lavoro, curare i rapporti e creare delle opportunità.
Accetta i "no": nel mondo dell'arte riceverai più porte in faccia che applausi, specialmente all'inizio. Usa quei rifiuti come vernice per il tuo prossimo quadro.