Abbiamo intervistato Valentina, giovane titolare di licenza Ncc e le abbiamo rivolto alcune domande e curiosità riguardo il suo percorso lavorativo e sulla professione di Ncc a Milano.
Come hai iniziato a fare questo lavoro e come sei riuscita a farti conoscere anche sui social?
“Ho iniziato quasi per caso, subito dopo il periodo del Covid. In quel momento mi occupavo di tutt’altro e non avevo in mente di intraprendere questo percorso. Mio papà però era già titolare di una licenza NCC e inizialmente volevo solo provare, confrontarmi con lui e dargli una mano. Non pensavo sarebbe diventato il mio lavoro.Col tempo però mi sono resa conto che questo mondo mi piaceva davvero, mi stimolava e mi faceva sentire nel posto giusto, così ho deciso di continuare e farlo diventare qualcosa di mio.Per quanto riguarda i social, è stato tutto molto spontaneo. Avevo un profilo personale come tanti, senza alcuna strategia particolare. Circa un mese fa ho pubblicato un video quasi per gioco, senza aspettative, e nel giro di poco tempo è diventato virale, arrivando a sfiorare il milione di visualizzazioni. Da lì ho capito che poteva essere uno strumento interessante per raccontare il mio lavoro e la mia quotidianità. Ho iniziato a pubblicare con più costanza e in poco tempo la pagina è cresciuta fino a raggiungere circa 25.000 follower.”
In un settore storicamente a prevalenza maschile come quello dei taxi e degli NCC, hai percepito pregiudizi nei confronti delle donne?
“Sì, i pregiudizi esistono ancora. Nella zona di Malpensa, ad esempio, siamo davvero poche donne giovani a svolgere questo lavoro. La maggioranza dei titolari di licenza, sia NCC che taxi, è composta da uomini, ed è un dato di fatto.Detto questo, non l’ho mai vissuto come un limite, ma piuttosto come una sfida.Proprio per questo ho deciso di raccontare il mio percorso anche sui social. Il mio obiettivo è dimostrare che questo lavoro può essere fatto benissimo anche da una donna, senza che ci sia nulla di strano o di sbagliato. Vorrei che sempre più giovani, e soprattutto più ragazze, si sentissero libere di intraprendere questa carriera, senza farsi bloccare da stereotipi o idee superate.Se c’è ancora qualche ritrosia o qualche piccolo pregiudizio, credo che l’unico modo per abbatterlo sia mostrarsi per quello che si è, con professionalità, passione e determinazione. Ed è esattamente quello che cerco di fare ogni giorno.”
Che tipo di clientela hai e hai mai utilizzato piattaforme come Uber per lavorare?
“Il mio lavoro è molto diverso sia da quello del taxi sia da quello di Uber. Non mi occupo di corse brevi o spostamenti cittadini: il mio obiettivo è concentrarmi su tratte medio-lunghe. Opero principalmente su tutto il Nord Italia, ma capita spesso anche di dover andare all’estero, ad esempio a Montecarlo, in Svizzera, in Francia o fino a Monaco di Baviera.La mia clientela è prevalentemente straniera, con un target medio-alto e un’età che parte generalmente dai 45 anni in su. È una tipologia di cliente molto diversa rispetto a quella del taxi o delle piattaforme come Uber, sia per esigenze sia per aspettative.Tendo a selezionare molto i clienti e lavoro solo attraverso piattaforme altamente professionali e specializzate, dove la qualità del servizio è fondamentale. La mia professionalità passa anche da lì: su queste app le recensioni contano tantissimo e rappresentano una vera garanzia sia per chi lavora sia per chi sceglie il servizio. È un rapporto basato sulla fiducia, sulla puntualità e su standard elevati.”
Che tipo di auto servono per lavorare come NCC e quali sono i modelli più richiesti?
“Nel mio caso utilizzo due tipologie di veicoli: la classica berlina e il minivan. Sono entrambe fondamentali perché rispondono a esigenze diverse della clientela, soprattutto quando si lavora su lunghe distanze o con più passeggeri.Per quanto riguarda i marchi, senza dubbio Mercedes-Benz è il più richiesto in assoluto. Io stessa possiedo due berline, una Classe E e una Classe S, e un minivan Mercedes Viano. Sono auto che garantiscono comfort, affidabilità e un livello di servizio adeguato a una clientela business ed esigente.Ho scelto di avere i veicoli in leasing e non di acquistarli. Percorro quasi 10.000 chilometri al mese, quindi ogni due o tre anni cambio veicolo: comprarle non sarebbe conveniente. In questo lavoro l’auto è uno strumento centrale e deve essere sempre perfetta. Per questo motivo i veicoli sono costantemente manutenuti, sempre puliti, lavati e sottoposti a tagliandi molto frequenti, anche una volta ogni 2/3 mesi. Serve quindi un’assistenza rapida ed efficiente, senza tempi morti.Per quanto riguarda l’alimentazione, utilizzo auto diesel. Con tragitti così lunghi, spesso anche in montagna o all’estero, un’auto elettrica sarebbe poco praticabile: le difficoltà di ricarica e i tempi di sosta troppo lunghi renderebbero il lavoro quasi impossibile.”
Ci racconti qualche aneddoto particolare o divertente, sempre nel rispetto della privacy dei tuoi clienti?
“Uno degli episodi che ricordo più volentieri riguarda un cliente americano. Doveva prendere un volo privato alle sette di sera, ma verso le quattro e mezza, cinque del pomeriggio, si trovava ancora a Milano e aveva un’esigenza piuttosto particolare: voleva assolutamente tagliarsi e tingersi i capelli prima di partire.Mi ha chiesto se fosse possibile trovare in pochissimo tempo un parrucchiere aperto in centro città che potesse occuparsi subito di lui. Nel giro di poco sono riuscita a rintracciare un parrucchiere disponibile, che lo ha accolto immediatamente e gli ha fatto taglio e tinta senza perdere tempo.Finito il trattamento, siamo corsi direttamente verso l’aeroporto e il cliente è riuscito a prendere il suo volo privato.Sono episodi come questi che fanno capire come il nostro lavoro non sia solo guidare un’auto, ma saper gestire imprevisti, richieste particolari e offrire un servizio davvero su misura.”
Che consiglio daresti ai giovani NCC o a chi vorrebbe avvicinarsi a questo mondo?
“È un lavoro molto appassionante, che può dare grandi soddisfazioni, ma non va improvvisato. Servono competenze precise: saper parlare inglese, essere discreti, professionali, puntuali e saper gestire il rapporto con il cliente in modo corretto ed elegante.Allo stesso tempo, credo sia importante sfatare un mito: si può fare molto bene questo lavoro e ottenere ottimi risultati senza sacrificare completamente la propria vita personale. Non è necessario prendere una corsa dietro l’altra, dormire pochissimo o lavorare fino allo sfinimento.Anzi, forzare troppo i ritmi significa mettere a rischio la propria sicurezza e quella dei clienti. Guidare stanchi, sotto pressione o senza riposo adeguato può portare a incidenti o situazioni pericolose. E, alla fine, la propria vita e quella delle persone che trasportiamo non vale certo 100 o 200 euro in più di guadagno. La vera professionalità sta anche nel sapersi fermare, organizzarsi e lavorare con equilibrio.”