In Italia c’è uno sport nazionale che non conosce crisi: parlare di chi fa.
Non importa se un’azienda investe, assume, salva testate storiche o prova a rilanciare un settore in difficoltà. C’è sempre qualcuno pronto a tifare per il fallimento, a vivere di indiscrezioni, retroscena e chiacchiere da corridoio.
Luca Carleo ha scelto di rispondere con un concetto tanto semplice quanto scomodo: c’è chi rincorre il pettegolezzo e chi costruisce un gruppo editoriale.
Una frase che farà storcere il naso a molti. Perché descrive perfettamente il giornalismo di chi non crea nulla ma pretende di dare lezioni a chi rischia capitale, reputazione e faccia.
È facile fare il funerale delle aziende seduti dietro una tastiera.
Molto più difficile è rilevarle, investire, innovarle e provare a salvarle.
L’editoria italiana non muore per colpa di chi investe. Muore quando il dibattito si riduce al gossip, alle guerre personali e alla ricerca ossessiva dello scandalo.
Chi costruisce accetta il rischio.
Chi distrugge vive di commenti.
Naturalmente saranno i fatti a parlare. Saranno i bilanci, i giornali ancora aperti, i posti di lavoro salvati e la qualità dell’informazione a dire se il progetto avrà successo oppure no. Non gli sfoghi sui social e nemmeno le voci di corridoio.
Per questo la domanda è semplice.
Preferiamo un’Italia piena di imprenditori che provano a rilanciare aziende in crisi oppure un’Italia popolata da professionisti del pettegolezzo che attendono il prossimo fallimento per poter dire: “Ve l’avevo detto”?
Noi non abbiamo dubbi.
Il Ribelle non fa il tifo per le chiacchiere.
Fa il tifo per chi ha il coraggio di metterci la faccia.
Perché il gossip genera clic.
Il coraggio costruisce il futuro.Chi