
Non è ancora finito lo spoglio per le regionali che Giovanni Donzelli, fedelissimo della premier, annuncia l’inizio dell iter per il cambio di legge elettorale. Da mesi si discute una riforma elettorale che elimini i collegi uninominali in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, ovvero la coalizione che supera il 40/45% otterrà il 55% dei seggi alla camera e al senato.
Perche questa accelerazione? Nel 2022 il campo largo correva spaccato in 3, oggi é quasi tutto unito (ad eccezione di Azione di Calenda).
La vera preoccupazione di Meloni, da ieri diventata più reale, é di perdere molti collegi uninominali al sud, oltre inevitabilmente in Toscana ed Emilia Romagna.
Il campanello d’allarme è l’ampio distacco con cui hanno voto sia Decaro, come facilmente prevedibile, ma anche Fico, per il quale alla vigilia si pensava ad un vantaggio contenuto attorno ai 7-8 punti e invece si è rivelato di ben 25.
Ma l’analisi non si ferma qui, anche la vittoria in Veneto nei pensieri di Giorgia Meloni in chiave elezioni politiche non é soddisfacente.
Il motivo è molto semplice: la scarsa affluenza, poco più del 44%, pressoché identica a quella campana. Per il centrodestra la scarsa affluenza nelle regioni del nord, granaio di voti per eccellenza, é un allarme rosso.
Basti pensare che alle scorse elezioni europee l’affluenza al centro nord era stata circa il 55%, con il centrodestra vicino al 60%, mentre al centro sud si era vista una affluenza attorno al 45%.
Questo calo dell affluenza al nord si traduce in maggior peso elettorale per il sud, dove il campo largo è ben radicato e gode di consensi e porta voti.
La soluzione proposta da Donzelli potrebbe dunque non bastare.