La sfiducia della sottosegretaria Picchi è lo specchio del caos che regna in Regione Lombardia

In un giorno che resterà nella storia politica della Lombardia, il Consiglio regionale ha deciso di pronunciarsi in modo netto e inequivocabile. Con 44 voti favorevoli e 23 contrari (inclusi 19 franchi tiratori all’interno della maggioranza), è passata la mozione di sfiducia a carico della sottosegretaria alla Presidenza con delega a Sport e Politiche giovanili, Federica Picchi. Il motivo? Una vicenda che unisce superficialità politica, scivoloni reputazionali e una gestione delle istituzioni che appare sempre più sfilacciata. 

Picchi è finita nel mirino per aver condiviso sui social post riconducibili al mondo no-vax. 

L’intera vicenda non è solo uno scivolone individuale. È un riflesso del sistema: una maggioranza che si divide, un partito che tenta di salvare l’immagine ma inciampa, un consiglio che decide con voto segreto e lascia emergere crepe profonde nella tenuta politica.

È chiaro che non si tratta solo di una questione di comportamenti sui social o di riflessioni personali: quando a ricoprire ruoli di governo sono persone con poco radicamento territoriale, chi guarda verso il futuro della regione e dei giovani si trova a chiedersi: chi garantisce la serietà delle istituzioni? Quale esempio viene dato?  La risposta della politica lombarda è stata dura: la mozione non solo è passata, ma ha visto anche pesanti defezioni nel centrodestra, mostrando che la fiducia non è più un punto scontato. Che cosa abbiamo imparato? Anche quando le poltrone sembrano solide, basta una fuga di responsabilità per farle traballare.

E Fratelli d'Italia?

Il partito che sostiene l’esponente al centro della polemica e che ambisce a guidare la regione nel prossimo mandato, Fratelli d’Italia, appare scosso internamente; le alleanze in Regione Lombardia sono messe alla prova.

Ora la palla torna alla Giunta regionale: il presidente Fontana e gli assessori dovranno decidere se mantenere Picchi in carica o procedere al suo avvicendamento. 

Nel frattempo, la fiducia delle istituzioni nei confronti dei cittadini — e in particolare nei confronti dei giovani — subisce un colpo. Tutto questo non è un semplice episodio: è un campanello d’allarme. Per una Regione che vuole essere al passo con i tempi, governare le giovani generazioni e promuovere sport, cultura e formazione, servono volti che incarnino davvero questi valori. Oggi più che mai non basta essere al posto giusto al momento giusto ma occorre coerenza, trasparenza e serietà.